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Illuminazione di emergenza. A cosa serve? Quali sono le verifiche e le manutenzioni obbligatorie?

L’illuminazione di emergenza è un presidio fondamentale per la sicurezza degli occupanti e dei soccorritori, negli ambienti di vita e di lavoro.

La sicurezza degli occupanti è affidata soprattutto all’utilizzo delle vie di esodo: la loro illuminazione, pertanto, è essenziale durante l’evacuazione dell’edificio. La sicurezza dei soccorritori e la loro operatività sono agevolate dalla visibilità dei luoghi di intervento.

Spesso, quando accade un evento critico (incendio, terremoto, alluvione o altro…) si interrompe l’energia elettrica di rete, a causa di danneggiamenti dovuti all’evento stesso oppure perché viene disattivata dagli addetti delle squadre di soccorso tramite interruttori generali o interruttori di sgancio appositamente installati.

In questi casi, il ruolo dell’illuminazione di emergenza è fondamentale.

Va fatta, però, una distinzione: illuminazione di sicurezza ed illuminazione di riserva. Entrambe fanno parte dell’illuminazione di emergenza, ma mentre la seconda ha la funzione di consentire la continuità operativa (per esempio in un luogo di lavoro) e quindi non ha alcun riferimento con la salvaguardia della vita umana, la prima ha un ruolo fondamentale per l’incolumità delle persone, in quanto il suo scopo è quello di consentire l’esodo sicuro da un luogo, in caso di pericolo. A sua volta, l’illuminazione di sicurezza può avere tre funzioni: illuminazione di sicurezza per l’esodo, illuminazione antipanico di aree estese, illuminazione di aree ad alto rischio.

illuminazione antipanico  evita le situazioni di pericolo durante un’evacuazione, assicurando l’illuminamento minimo necessario ad identificare le vie di esodo e facilitare l’intervento dei soccorsi;

illuminazione per l’evacuazione  garantisce l’evacuazione degli occupanti in sicurezza, attraverso le vie di fuga e le uscite di sicurezza, illuminando i percorsi, gli ostacoli ed i cambi di direzione.

L’illuminazione di sicurezza può essere realizzata sia con impianti centralizzati, sia con singoli apparecchi con alimentazione autonoma; in ogni caso, vengono tenute sempre in considerazione le seguenti specifiche tecniche:

  • tempo di intervento;
  • autonomia;
  • flusso luminoso;
  • tempo di ricarica degli accumulatori.

I parametri sopra indicati, sono contenuti nelle disposizioni legislative alle quali sono soggette determinate attività o luoghi, in particolare le attività soggette a controlli di prevenzione incendi, normate dai vari D.M. specifici, oppure i luoghi di lavoro, per i quali si fa riferimento al T.U. 81/08 ed al D.M. 10 marzo 1998; l’importanza dell’illuminazione di emergenza è sancita dall’obbligatorietà espressamente stabilita dalle leggi e dalle regole tecniche citate, nelle quali vengono stabiliti anche i requisiti a seconda del luogo di applicazione.

L’illuminazione di emergenza è un impianto, quindi è soggetta alla dichiarazione di conformità, secondo il DM 37/08; la conformità alla regola dell’arte viene garantita, in via generale, mediante la esecuzione dell’impianto secondo le norme di buona tecnica, in particolare UNI 1838:2013, CEI 34-21, CEI 34-22, (EN 60598).

Le norme come la UNI 1838 stabiliscono alcuni parametri quali:

  • modalità di installazione o posizionamento degli apparecchi;
  • tipologia di illuminazione di sicurezza, in base alle funzioni attese (per l’esodo, antipanico, di aree con attività ad alto rischio);
  • illuminazione di riserva;

inoltre stabilisce requisiti specifici anche per i segnali di sicurezza.

Cosa succede dopo che l’impianto è stato progettato e realizzato?

Nelle disposizioni legislative citate, ed in particolare nel T.U. 81/08 e nel D.M. 10 marzo 1998, si parla di controlli e manutenzione dei presidi antincendio, tra i quali l’illuminazione di emergenza.

In particolare il D.M. 10 marzo 1998 cita espressamente all’All. VI: “[…] il datore di lavoro è responsabile del mantenimento delle condizioni di efficienza delle attrezzature ed impianti di protezione antincendio. Il datore di lavoro deve attuare la sorveglianza, il controllo e la manutenzione delle attrezzature ed impianti di protezione antincendio in conformità a quanto previsto dalle disposizioni legislative e regolamentari vigenti. Scopo dell’attività di sorveglianza, controllo e manutenzione, è quello di rilevare e rimuovere qualunque causa, deficienza, danno o impedimento che possa pregiudicare il corretto funzionamento ed uso dei presidi antincendio. L’attività di controllo periodica e la manutenzione deve essere eseguita da personale competente e qualificato […]”.

Le norme forniscono i requisiti minimi che l’impianto deve soddisfare. I livelli di illuminazione minimi devono essere garantiti lungo tutto l’arco di vita degli apparecchi, per questo in fase progettuale è opportuno sovradimensionare il valore di illuminamento, per tenere conto dell’inevitabile degrado luminoso dato dall’utilizzo nel tempo; inoltre, l’illuminazione di sicurezza deve essere efficace per tutti, adulti, bambini, anziani, soggetti che hanno percezioni visive molto differenti tra loro.

Il compito di mantenere tali requisiti, viene affidato alla manutenzione.

Per quanto riguarda la manutenzione la norma di riferimento è la CEI EN 50172 sui “Sistemi di illuminazione di sicurezza”, in cui vengono indicate una serie di procedure da seguire per mantenere in efficienza l’impianto di illuminazione di sicurezza e i cui punti più importanti sono:

  1. qualunque operazione di controllo e verifica dell’impianto deve avvenire possibilmente in orari in cui un eventuale blackout out non generi successive situazioni di rischio;
  2. verificare giornalmente gli indicatori di corretta alimentazione delle sorgenti di energia;
  3. effettuare settimanalmente un test funzionale dell’impianto, simulando una mancanza di alimentazione ordinaria, per un tempo sufficiente a verificare la corretta accensione degli apparecchi, ma comunque non superiore ad un quarto dell’autonomia nominale dell’impianto stesso;
  4. eseguire almeno annualmente un test di autonomia dell’impianto, simulando una mancanza di alimentazione ordinaria per un tempo sufficiente;
  5. mantenere aggiornato un registro di impianto in cui siano annotati i risultati dei test effettuati e gli eventuali interventi di manutenzione.

La norma CEI EN 50172 indica come effettuare le verifiche e le prove per mantenere in efficienza il sistema di illuminazione di emergenza. La norma UNI CEI 11222:2013 stabilisce diverse tipologie di controlli e di verifiche dell’impianto che sono:

  • verifica generale
  • verifica di funzionamento
  • verifica dell’autonomia
  • manutenzione periodica

ulteriori verifiche e controlli possono essere stabiliti da specifiche norme e/o leggi.

Entrambe le norma indicano che gli interventi devono essere eseguiti da personale qualificato in possesso di adeguata formazione e devono essere annotati sull’apposita scheda del registro dei controlli.

VERIFICA GENERALE: è la verifica complessiva dell’efficienza del sistema, degli apparecchi singoli e/o dell’alimentazione centralizzata (ispezione visiva); deve essere effettuata con cadenza annuale (consigliata semestrale).

VERIFICA DI FUNZIONAMENTO: consiste in una serie di operazioni che consentono di valutare che l’impianto si attivi correttamente in caso di mancanza di energia elettrica di rete; deve essere effettuata con cadenza semestrale.

VERIFICA DELL’AUTONOMIA: consiste nel misurare il tempo di accensione delle sorgenti luminose dell’impianto, dall’istante in cui viene a mancare l’energia elettrica di rete, verificare che gli apparecchi restino attivi per tutto il tempo previsto (verifica di autonomia), misurare il tempo di ricarica previsto delle batterie che forniscono l’alimentazione di sicurezza; deve essere effettuata con cadenza annuale

MANUTENZIONE PERIODICA: attività finalizzate a ridurre le probabilità di guasto o situazione di pericolo del sistema. Frequenza è stabilita dal soggetto responsabile dell’impianto, in conformità con le indicazioni fornite da produttore, installatore, progettista.

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